
CROTONE – E’ stata una lezione di archeologia sul campo quella promossa dai Parchi archeologici di Crotone e Sibari al promontorio di Capocolonna per spiegare i recenti ritrovamenti nell’area del tempio di Hera Lacinia.
Ritrovamenti fatti nel corso di una campagna di indagini archeologiche condotta dalla Scuola Superiore Meridionale con la partecipazione di studenti della triennale, della specializzazione e dottorandi.
Tantissime le persone che venerdì 2 agosto, sfidando la calura, alle 17,30 hanno assistito alle spiegazioni di Carlo Rescigno docente di archeologia classica dell’Università Vanvitelli che ha guidato gli scavi, e del direttore dei Parchi Parchi archeologici di Crotone e Sibari, Filippo Demma. Evidentemente la voglia di scoprire la storia della propria terra è ancora tanta.
Il recinto
“Noi vi stiamo raccontando quello che abbiamo compreso dalla prima analisi dei reperti che sono venuti dallo scavo che si è concluso stamattina” ha esordito Rescigno puntualizzando che c’è ancora da studiare i reperti per dare loro una datazione certa.
Lo scavo ha messo in luce un piccolo edificio rettangolare (2 metri per 3), aperto probabilmente anche senza copertura che si trova fuori dall’area sacra del tempio. E’ databile, dalle prime indagini, intorno al III secolo a.C. ed ha al suo interno un altare. Il professore Rescigno lo ha definito un recinto che “serviva per le pratiche rituali che avvenivano all’esterno del tempio, rispettando un calendario sacro, a noi in gran parte sconosciuto, e nel rispetto delle pratiche che i fedeli si aspettavano di poter trovare e di poter realizzare nel grande recinto della Dea Hera. Quindi accanto a questo piccolo recinto individuato, con il suo piccolo altare, noi supponiamo che ce ne possano essere altri che possano dettagliare la vita religiosa intorno al grande tempio”.
L’altare
In connessione con l’edificio viene realizzato un altare, perfettamente centrato sulla porta d’ingresso. “I due elementi – ha spiegato il docente – vivono insieme a lungo nel corso del tempo perché le fasi di vita, con alcune modifiche, vanno fino al Medio Impero. A partire dal III secolo d.C., l’edificio viene in parte spoliato: mancano i blocchi superiori, ma manca anche tutto il lato, parte del lato meridionale e il lato orientale. Dopo la spoliazione viene completamente riempito, quindi più o meno fra il III e il IV secolo d.C., come sembra sulla base dei dati materiali della ceramica rinvenuta che ha una cronologia fra il III e il IV, come produzione, l’area viene abbandonata, l’edificio questo e gli altri che potevano essere nella zona vengono colmati”.
I reperti
Nel corso della campagna archeologica sono stati rinvenuti numerosissimi reperti: dalla ormai famosa testa di leone ad una statuetta in ferro. “Le più significative – ha detto Rescigno – sono sia una serie di terrecotte rituali che ci indicano la presenza di un edificio ancora di epoca classica smantellato per far posto a questo nuovo assetto, e poi una grande quantità di statuette votive databili fra IV e III secolo a.C. che ci testimoniano l’intensità della frequentazione rituale di questa area”. Rescigno ha aggiunto: “Ci sono tutta una serie di materiali in bronzo o in ferro che ci sono arrivati solo in piccolissima parte perché non scampati al saccheggio del santuario; abbiamo resti di armi ma anche di fasce in ferro che non riusciamo ancora a interpretare ed anche una piccola statuetta che rappresenta un personaggio forse femminile con una pesante collana al collo. È di epoca classica e si data tra intorno al III secolo a.C. quindi sembra contemporanea alla costruzione del recinto”.
I reperti, una parte dei quali è stata mostrata all’interno del museo di Capocolonna, saranno ora oggetto di studio della Scuola meridionale.
Gli scavi proseguiranno
Il direttore dei Parchi archeologici di Crotone e Sibari, Filippo Demma, ha assicurato che – visti i risultati di questa prima indagine – gli scavi proseguiranno: “Lo scavo è in una zona anche inspiegabilmente non toccata dalle ricerche precedenti – ha detto Demma – quindi molto interessante, che esauriremo completamente, sia con Fondi dell’istituto dei Parchi sia dirottando su quest’area fondi da altri capitoli di bilancio”.
CROTONE – E’ stata una lezione di archeologia sul campo quella promossa dai Parchi archeologici di Crotone e Sibari al promontorio di Capocolonna per spiegare i recenti ritrovamenti nell’area del tempio di Hera Lacinia.
Ritrovamenti fatti nel corso di una campagna di indagini archeologiche condotta dalla Scuola Superiore Meridionale con la partecipazione di studenti della triennale, della specializzazione e dottorandi.
Tantissime le persone che venerdì 2 agosto, sfidando la calura, alle 17,30 hanno assistito alle spiegazioni di Carlo Rescigno docente di archeologia classica dell’Università Vanvitelli che ha guidato gli scavi, e del direttore dei Parchi Parchi archeologici di Crotone e Sibari, Filippo Demma. Evidentemente la voglia di scoprire la storia della propria terra è ancora tanta.








