“La mostra è la celebrazione di un rientro di oggetti che appartengono a questa terra e che da questa terra sono stati traumaticamente sottratti per essere immessi nel mercato antiquario internazionali per la gioia di pochi”.
In questo modo Filippo Demma, direttore dell’Istituto autonomo dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, ha inaugurato sabato 6 luglio la mostra “Nostoi, rientri condivisi” organizzata proprio per rendere conto dell’imponente patrimonio sottratto nel territorio calabrese a mercanti d’arte e tombaroli negli ultimi anni grazie al prezioso lavoro dei carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale coordinate dalla Procura della Repubblica di Crotone. Diciassette reperti in mostra sono stati ritrovati nel corso delle indagini “Tempio di Hera” e “Achei”.
Percorso completato
“Oggi con questa esposizione abbiamo completato il processo iniziato con le indagini, continuato con il recupero dei reperti archeologici e la restituzione al museo di Capocolonna” ha detto il tenente Giacomo Geloso, comandante del Nucleo Carabinieri Tutela del patrimonio culturale di Cosenza.
Tra i pezzi più significativi uno specchio in bronzo con impugnatura a forma di fanciulla panneggiata databile alla prima metà del V secolo a.C. prodotta da officine di metallurghi di Crotone ed una grande lekythos – brocca per oli e balsami – decorata a figure nere, prodotta in Attica, la regione di Atene, intorno al 500 a.C., e attribuibile al Pittore di Edimburgo.
Tra gli altri oggetti di cui non è sicura la provenienza, ma che verosimilmente possono attribuirsi a contesti locali, ci sono una splendida hydria – vaso per contenere e versare acqua – a figure rosse di produzione italiota con raffigurazione di una quadriga guidata dal dio Eros, alcune eleganti epychiseis (contenitori per oli e balsami profumati) apule e in stile Gnathia, una lekane – bacino per cibi cotti – a figure rosse con profili femminili e palmette sul coperchio.
I danni dei tombaroli
Tutti oggetti che dipingono un interessante scorcio delle principali produzioni ceramiche in territorio magnogreco e nel contempo dimostrano il grave danno che le attività criminali di scavatori clandestini arrecano sottraendo alla collettività elementi fondamentali per ricostruire la sua storia, informazioni che purtroppo non potranno più essere recuperate, come è invece stato possibile con i reperti.
Aspetto che è stato sottolineato dal direttore scientifico dell’esposizione Gregorio Aversa: “La mostra racconta di un fenomeno disdicevole, quello dei tombaroli, che ha afflitto questa terra e che speriamo non avvenga più. Il danno che queste attività illegali fanno è grave perché non solo sottraggono alla collettività reperti importanti e unici, ma danneggiano il contesto di riferimento e impediscono la conoscenza. Dal punto di vista scientifico la mostra espone alcuni dei reperti più significati, alcuni oggetti di uso comune ma di qualità pregiata come quelli che ricostruiscono un simposio, e lucerne”.
La storia del recupero
La mostra è stata curata da Filippo Demma con la direzione scientifica di Gregorio Aversa, direttore del museo di Crotone e Capocolonna, la collaborazione dei dottori Marianna De Matteis ed Ernesto Salerno. Il restauro è stato curato da Ramona Marrella.
“Quelli in mostra – ha detto Demma – Sono oggetti significativi ma il cui legame con il contesto di provenienza è stato reciso e non ci possono apportare tutte le informazioni che ci avrebbero potuto dare sul mondo antico, sulla città di Crotone, sui contesti di rinvenimento, sulla loro storia. Abbiamo perso tutto questo, ma abbiamo acquisito la storia del loro recupero e del lavoro delle forze dell’ordine. Darsi da fare per recuperarli e riportarli alla pubblica fruizione è un’altra storia da raccontare. In mostra c’è la storia di un recupero che merita di essere raccontata come testimonianza culturale della nostra società che dà valore al proprio passato. Il recupero è azione culturale”.
All’inaugurazione ha partecipato il prefetto di Crotone, Franca Ferraro, che ha ringraziato i carabinieri per il lavoro svolto. Anche l’assessore comunale alla cultura, Nicola Corigliano, ha sottolineato l’importanza dell’attività del Nucleo Tpc dell’Arma per la tutela della storia dei territori.
La mostra rimarrà aperta al pubblico con ingresso libero sino al prossimo 31 ottobre tutti i giorni (escluso lunedì) dalle ore 9,00 alle ore 19,00
Articolo de Il Crotonese
Immagini di Giuseppe Pipita






