L’attore 𝐃𝐨𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐏𝐚𝐭𝐞𝐫𝐧𝐨𝐬𝐭𝐞𝐫 è arrivato al 𝑀𝑢𝑠𝑒𝑜 𝐴𝑟𝑐ℎ𝑒𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐𝑜 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑖 𝐶𝑎𝑝𝑜 𝐶𝑜𝑙𝑜𝑛𝑛𝑎, precisamente nei 𝐺𝑖𝑎𝑟𝑑𝑖𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝐻𝑒𝑟𝑎, 𝐯𝐞𝐧𝐞𝐫𝐝𝐢̀ 𝟗 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 alle 𝐨𝐫𝐞 𝟐𝟏:𝟎𝟎, per uno spettacolo particolare e coinvolgente.
Già il titolo è tutto un programma: 𝑺𝒖𝒑𝒆𝒓𝒔𝒂𝒏𝒕𝒐𝒔 (𝑼𝒏𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒆 𝒍’𝒉𝒂 𝒇𝒂𝒕𝒕𝒂).
Ispirato a una storia vera. Una promessa del calcio di provincia, un ragazzo che negli anni 90 rinuncia agli scarpini e alla serie A per rientrare nel mondo scalzo, da frate francescano. Com’è potuto succedere? Cosa significa scegliere? Ma il successo, il denaro e l’eterna giovinezza non sono i soli parametri della rispettabilità sociale?
Nella vita di ognuno di noi, silente, c’è quello che nel Duecento umbro si chiamava “cerca”: dare un significato più alto alla propria esistenza.
Oggi diremmo: realizzarsi, monetizzare il proprio talento.
Può capitare però che darsi un certo obiettivo non coincida con la “cerca” del vero sé stesso, ma sia l’espressione inconscia di una forma di riscatto collettivo.
A Donato Paternoster il merito di aver fotografato la realtà, con tutte quante le contraddizioni, le incalcolabili storture che la guastano, e di averlo fatto mettendo in comunicazione due mondi che del rito, della superstizione, della povertà e del denaro, come pure della bellezza e della deformità conoscono tutte le gradazioni. Sono due mondi solo all’apparenza lontani. E sono due mondi che a sintetizzarli ti ritrovi in mano l’immaginetta di Super Santos, come il pallone arancione con bande nere.
Super Santos ha il volto di San Francesco e la maglia del Bologna.
Super Santos, a metà tra chiesa e stadio, è insomma uno che ce l’ha fatta.
Perché evidentemente si può vivere senza niente, ma devi prima godertela.
Guai a svilire la bellezza di un palleggio e tutte quante le giocolerie di questo mondo che, tra una guerra, una pandemia e un’emergenza, di giocolerie è incontrastato maestro.






