Vazzano: «Oltre la mera gestione dei servizi in un luogo in cui ci si riappropria dell’identità»
di ANTONIO ANASTASI
CROTONE – Nonostante il grande Bertrand Russel sostenesse che nessun uomo più di Pitagora ha avuto tanta influenza sulla storia del pensiero, nella città in cui il filosofo e matematico di Samo fondò la sua scuola non c’ è una statua o un busto che lo ritragga. Dopo 2500 anni, la città il cui nome è stato proiettato in un circuito culturale internazionale grazie a Pitagora, finalmente sembra ricordarsene. Santo Vazzano, il presidente del consorzio Jobel, che da una decina di anni gestisce il Museo e Giardini di Pitagora, uno dei pochi contenitori di eventi culturali in una terra avara di superstiti memorie, parla spesso del filosofo come brand per Crotone. Tra i 17 exhibit che richiamano il pensiero pitagorico, cultura e inclusione sociale si intrecciano. Il parco tematico sorto in luogo degradato oggi è divenuto un propulsore di cultura e bellezza, ma anche un punto di incontro per bambini e famiglie e un aggregatore di socialità. Il consorzio di cooperative nato nel 2006, che persegue un nuovo modello di impresa sociale, è oggi anche al centro di una rete composta da una quarantina di associazioni che condivide un patto educativo di comunità ruotante attorno alla valorizzazione e alla fruizione del patrimonio culturale. Questo e altro è il modello Jobel, grazie anche a collaborazioni con varie istituzioni universitarie, in primis l’UniCal. Ne parliamo col presidente Vazzano, che ci accoglie all’ingresso del parco, dinanzi a un pannello su cui campeggia la scritta “Pitagora Docet”, e ci conduce, tra esposizioni permanenti d’arte contemporanea, attraverso la struttura museale. Qui persone svantaggiate, ex detenuti, diversamente abili hanno un ruolo di assoluta centralità grazie ai consolidati percorsi d’integrazione sociale.
Perchè Jobel?
«Jobel in ebraico significa corno di montone, quello con cui si annunciava la Pasqua. Per noi significa anche l’annuncio di un nuovo percorso, libero da vincoli assistenziali e oppressioni clientelari, che abbiamo intrapreso per far sì che le persone si riappropriassero delle loro vite. Jobel richiama anche la testardaggine, la tenacia dei calabresi buoni».
Quando nasce il consorzio?
«Tutto nasce all’interno della pastorale del lavoro diretta da monsignor Giancarlo Bregantini, che a Crotone, prima di divenire vescovo di Locri, è stato molto impegnato con i giovani delle periferie, i lavoratori sfruttati in nero, oltre ad essere molto vicino ai lavoratori delle fabbriche. Nell’84, ancora prima della legge sulle cooperative, nasce la prima coop, che si occupa di versamenti abili. É stata la prima esperienza di cooperazione sociale a Crotone. Si chiamava “Nuova primavera”. Le varie coop daranno vita al consorzio nel 2006, come struttura in cui si fa massa critica in una logica di economia etica che mette in rilievo anche le risorse culturali e ambientali. In quest’ottica nasce l’idea della gestione del parco dopo un periodo di abbandono. Quando ne abbiamo chiesto al Comune la gestione, grazie a un finanziamento vinto con una bando della fondazione Con il Sud, il parco era un dirupo. Un luogo degradato».
Come nasce l’idea di coniugare inclusione sociale e cultura?
«All’interno del Terzo Settore la cultura non è granché rappresentata. Jobel è, insieme a un centinaio di coop, impegnato in un progetto che promuove la costituzione della prima rete delle culture italiana. La cultura è da sempre tra i nostri obbiettivi, è nella nostra visione. Siamo andato oltre la mera gestione dei servizi. Ci occupiamo di soggetti fragili, che hanno un ruolo centrale in questo luogo di coscientizzazione dell’identità. E l’identità di Crotone non può non avere a che fare con Pitagora. Qui da una parte persone svantaggiate si riappropriano della loro vita, dall’altra si disegnano i parametri di uno sviluppo di qualità, tra matematica e cultura, in una narrazione continua che ha a che fare con il territorio. Spaziamo da iniziative di animazione sociale come la festa di Halloween che proprio di recente ha avuto un successo enorme, con migliaia di presenze, grazie all’impegno delle ragazze del Servizio civile, a mostre interattive di matematica per i ragazzi, ai progetti Erasmus, a conferenze, dibattiti, concerti. Questo modello di gestione è divenuto sapienza organizzativa grazie anche allo sportello Resto al Sud che sostiene la creazione di imprese giovanili. Ciò ha consentito la nascita di spin off e rinnovo continuo della governance».
Lei ha denunciato che qualcuno vuole male a Jobel e al museo Pitagora, dopo una serie di incendi a suo dire “sospetti” all’interno del parco che è il polmone verde della città…
«Il parco è anche il polmone comunitario della città. E questo percorso di cambiamento ad alcune forze della città non va bene. Gli incendi hanno una matrice chiara, sono volti a delegittimarci, a indurre magari il Comune a pensare che non siamo in grado di gestire il parco, a differenza insicurezza visto che questo luogo è frequentato da migliaia di ragazzi. Gli incendi non sono mai partiti all’interno del parco, gli ultimi quattro, per esempio, sono divampati al confine, e quando spirava forte il vento».
Cultura, ma anche riscatto sociale. Il custode del parco è un ex detenuto…
«Giovanni Bifezzi è il perno di tutta la comunità. Dopo aver scontato la sua pena, ritrovatosi senza dimora, senza famiglia, è stato coinvolto in un percorso di formazione e integrazione che lo ha portato dalla marginalità assoluta a un cambiamento vero. Oggi come tutor segue altri ex detenuti in percorsi d’inclusione sociale ed è un riferimento per le famiglie che frequentano il parco, ma anche per le associazioni. E come questa storia ce ne sono altre, anche di immigrati che grazie alle competenze acquisite in Jobel oggi svolgono importanti ruoli nel Terzo Settore, anche al Nord».
Lei parla spesso di Pitagora come brand…
«La figura di Pitagora ci riporta all’identità. Crotone ha bisogno di riconnettersi alla sua storia e di riappropriarsi della sua identità». “Pitagora pensaci tu”, dunque , per citare il titolo di un disco del chitarrista Renato Caruso, un album strumentale di qualche anno fa che omaggia lo scopritore dell’intervallo di ottava, ovvero il teorico dell’antenata delle scale musicali, e le radici. Un invito, anche, riscoprire e riconsiderare un’identità culturale che in un’ex capitale magnogreca potrebbe divenire attrattore di turismo e volano di sviluppo. Ma questo è un altro discorso e, forse, 2500 anni sono ancora pochi.
I DATI
Gli eventi attirano migliaia di persone
CROTONE – In un anno 22.500 visitatori, di cui 15mila studenti; 27mila fruitori di concerti, mostre, presentazioni di libri 5000 sono stati i partecipanti alla festa del Primo Maggio, 2000 raccoltisi il 25 aprile . Sei operatori attivi, 40 persone svantaggiate coinvolte in percorsi di inclusione sociale (disabili, ex detenuti, minori in difficoltà). Dati e cifre danno l’idea dell’impatto sociale del Museo e Giardini di Pitagora, attorno a cui ruota una serie impressionante di eventi sociali e culturali. Il consorzio Jobel, che gestisce la struttura da un decennio, ne ha organizzati oltre 250 soltanto nell’ultimo anno.







